Le giovani Donne del Vino di Fabiana Romanutti

Simona Di Candilo, enologa e titolare, con la famiglia, della Tenuta Oderisio. Ha 30 anni, vive in Abruzzo, a Monteodorisio, un piccolo borgo tra la Majella e la costa dei trabocchi. Diplomata al liceo classico ha deciso di seguire il suo sogno, iscriversi alla Facoltà di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa, tre anni intensi. Dopo la laurea e diverse esperienze in realtà toscane e abruzzesi come tecnico di laboratorio, rientra nell’azienda di famiglia, un’azienda che produce vino dal 2004, anche se la storia dei suoi vigneti risale al 1937.
Il vino una passione condivisa, una scelta meditata?
La passione per la viticoltura credo sia nata nello stesso momento in cui sono nata. È stato mio nonno Panfilo, dapprima, a trasmettermi questo amore per il vino. Sin dai 5 anni, che io abbia memoria, correvo su e giù per i campi alla ricerca di mio nonno che era a lavorare in vigna. Le vendemmie con lui sul trattore ad ascoltare le storie di quelle viti, i sacrifici per impiantarle e la soddisfazione nel vedere un’uva così “bella”. Tornare da scuola con la voglia matta di andare in vigna a guardare i gesti delle sue mani e ad ascoltare la sua voce dolce che spiegava il lavoro che stava facendo. Ed io lì attonita e stupita. Nonno era del 1933 tutto quello che sapeva l’ha sperimentato con il duro lavoro. Era un vero vignaiolo che ha dedicato la vita alla vigna e al Montepulciano d’Abruzzo in anni in cui nel nostro circondario erano quasi tutti allevatori. Nonno ha avuto la lungimiranza di impiantare 40 ettari vitati e la sua determinazione, la sua pazienza, la sua calma, sono stati per me pilastri fondamentali nella mia crescita. Lo stesso amore per la terra e per le vigne l’ho ritrovato in mio padre Mario, agronomo, che ha deciso di creare quella che oggi è Tenuta Oderisio. Un mondo nuovo che andava oltre il semplice vigneto, ma papà con quella voglia di fare che non ti fa dormire la notte, in meno di un anno ha creato la nostra cantina e la nostra prima vendemmia con vinificazione che nessuno si aspettava. Da papà tutte noi figlie abbiamo imparato il senso vero e autentico della famiglia, ed è proprio per questo che siamo tutti uniti in questo progetto che ci rende così orgogliosi. Scoprire che le emozioni provate in vigna si possono racchiudere in una bottiglia è stato il momento in cui ho deciso che non avrei potuto far nient’altro se non proseguire questo sogno. Avere degli esempi così grandi, così veri, così sinceri, rendersi conto della loro saggezza e, permettetemi di dirlo, della loro grandezza non poteva che far crescere una nipote e una figlia con la loro stessa passione.
Come ti sei preparata ad entrare nell’azienda di famiglia?
Devo dire che non è servita alcuna preparazione perché mio padre così come mia madre hanno sempre creduto in me e mi hanno sempre lasciata libera di fare, seppur sbagliando i primi tempi, ma sempre incoraggiandomi a sperimentare, a provare, a dar voce ai miei pensieri. Nella mia famiglia c’è sempre stato un confronto costruttivo e i nostri genitori non hanno mai imposto la loro visione, ma ci hanno dato tutte le chiavi dell’azienda da subito per poter volare da sole. Di questa grande fiducia sarò sempre grata a loro perché senza il loro sostegno reale nel darmi la libertà probabilmente non sarei l’enologa, la produttrice che oggi sono.
Nel mondo enoico della tua regione il ruolo della donna è valorizzato?
Qui mi baso molto sulle mie esperienze e sulla mia giovane età. Credo che negli ultimi cinque anni, da quando io faccio parte di questo mondo, il ruolo della donna nella mia regione stia assumendo sempre più una posizione rilevante. Prima, purtroppo, credo che la figura femminile fosse ancora poco valorizzata. C’è ancora tanto fare soprattutto quando una donna è anche giovane, ci sono ancora tanti pregiudizi. All’inizio del mio lavoro in azienda spesso doveva intervenire mio padre per chiedere informazioni o per altri motivi perché la mia voce non veniva ascoltata. Un ruolo fondamentale in regione è quello dell’associazione le Donne del Vino, che attraverso iniziative, incontri e presenze nelle sedi istituzionali fa in modo che si conosca questa meravigliosa realtà che lavora attivamente nel mondo vino.
Siete tre sorelle, come si conciliano i vostri punti di vista?
Essere cresciute in una famiglia in cui abbiamo avuto sempre la possibilità di confrontarci liberamente, forse oggi ci ha portate ad avere un’idea ben precisa di quello che vorremmo far diventare Tenuta Oderisio. Con Sara, la seconda delle mie sorelle, data anche la poca età di differenza, abbiamo idee molto simili, spesso dobbiamo conciliare il mio lato sognatore e il suo lato più pratico e realistico, ma questo bilanciamento oggi è la nostra forza. Con Alessandra, la più piccola, le idee sono molte diverse data la sua giovane età, ma fondamentali perché apportano freschezza e vitalità. È un gioco di squadra in cui ognuna collabora nel miglior modo possibile con un obiettivo e un amore comune.
Qual è la tua dote principale o l’abilità che sai mettere in campo per ottenere buoni risultati?
Credo di sapere cosa significa il sacrificio per raggiungere un obiettivo. Durante la vendemmia, essendo in prima linea anche durante la raccolta, il riposo diventa secondario, e le giornate e le notti si confondono, ma l’adrenalina e l’entusiasmo che ti pervadono fanno dimenticare ogni fatica. Così come per ogni lavoro in cantina, potrei stare giorni e notti per vedere raggiunto il mio obiettivo. La tenacia e la forza di volontà per me sono alla base della buona riuscita del mio lavoro.
Come vedi le problematiche del mondo del vino attuale?
Credo che si stia leggermente esagerando su tanti aspetti e questioni, demonizzando in modo assoluto il modo e il mondo del vino. Il rispetto per la natura, il buon senso, pratiche attente e scrupolose, studio, innovazione devono essere le fondamenta per fare del buon vino, tutto questo porta a prodotti che da sempre hanno accompagnato la nostra vita senza nuocere gravemente alla salute. Oggi ci troviamo a dover far fronte a tutti coloro che in ogni ordine e grado cercano di ostacolarci, senza pensare che metteranno in ginocchio migliaia di produttori che dedicano la vita a questo lavoro. È un momento difficile, ma credo che aprendo le nostre cantine, raccontando le nostre storie, facendo toccare con mano realtà vere e sincere riusciremo ad avvicinare sempre più il consumatore al vino, così da creare una comunità forte in grado di contrastare chi demonizza questo mondo.
Che cosa ti sentiresti di consigliare alle donne che vogliono mettersi in gioco tra la cantina, la vigna o l’ospitalità per i nuovi enoturisti?
Sicuramente consiglierei di mettersi in gioco perché nonostante le difficoltà attuali il mondo del vino è un mondo fatto di scoperte, di conoscenze, di rapporti umani, di confronto, di crescita, tutti valori impagabili. Raccontare i propri vini è come mettersi a nudo, è come donare un pezzetto di te a un perfetto sconosciuto e vedere l’emozione, la gioia nei suoi occhi, ti dà il motivo e la spinta per andare avanti e fare sempre meglio. E aggiungerei: “Fate questo lavoro con passione, fatelo con amore, fatelo con lealtà e sincerità soprattutto verso voi stesse e verso chi vi ascolta, perché il vino è l’espressione della nostra anima, il vino è vita”.
