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Granatza, vitigno autoctono della Sardegna

Granatza: un antico vitigno autoctono sardo lavorato in purezza, raccontato dalla donna del vino Maria Grazia Canneddu

Dal piccolo paese di Mamoiada nell’entroterra di Nuoro, Maria Grazia Canneddu presenta il suo vino bianco da uve Granatza “DELISSIA”.
Siamo nel centro della Sardegna, a pochi chilometri a sud di Nuoro, nella parte centrale dell’isola, che dolcemente si adagia sui fianchi del massiccio del Gennargentu. Si tratta dell’area interna della Barbagia di Ollolai, un territorio favorito nella vegetazione da numerosi corsi d’acqua, dove si è sviluppato il pascolo, ma anche e principalmente, la viticoltura. Il vitigno più coltivato è il cannonau, ma dietro a lui si è fatto strada un vitigno autoctono, presente in quasi tutta l’isola, ma qui più radicato: la “Granatza” o “Granazza”.
Si tratta di un vitigno a bacca bianca, spesso confuso e scambiato con il Vernaccia, dal quale si differenzia per diverse caratteristiche. Inoltre, alcune analisi effettuate, hanno escluso somiglianze con altri vitigni dell’isola, non essendo state trovate, a tutt’oggi, corrispondenze genetiche.
La fortuna storica della preservazione e della coltivazione del vitigno, protrattasi fino ai giorni nostri, è stata nell’utilizzo dei grappoli per il “taglio” dell’importante e strutturalmente corposo vino Cannunau”.

Il “DELISSIA” e Maria Grazia Canneddu della Cantina Marco Canneddu
La Cantina Canneddu nasce nel 2015, ma vanta una tradizione di viticoltori da tre generazioni. In azienda, papà Tonino produce vino da quasi 40 anni, mentre il fratello venticinquenne sta già seguendo le sue orme.
E’ quest’ultimo che dopo i primi studi alla facoltà di Enologia, ha dato l’input per la creazione dell’azienda. Anna, la madre, ha venduto la sua gioielleria, mentre Mara Grazia ha lascito il posto di lavoro per investire tutto nella terra di origine e nell’azienda.

Sostanzialmente hanno trasformato la passione del lavoro nell’unione della famiglia.
“Lavoriamo delle vigne vecchie, -dice Mara Grazia-, coltivate su un’estensione di circa due ettari e con un’età che oscilla tra i 60 e gli 80 anni e che ci danno una bassa resa, di circa 30/40 quintali per ettaro. Queste si trovano a circa 750 m s.l.m., altitudine in cui l’escursione termica è importante, così come lo è la costante esposizione al vento e al sole.
Tutte le lavorazioni in vigna ed in cantina sono eseguite manualmente, a partire dalla potatura passando per l’aratura che, in alcuni casi, viene agevolata dal passaggio dei buoi, per la scalzatura, la zappatura, fino ad arrivare alla raccolta.
Il tutto senza trascurare il lavoro in cantina, che inizia con la macinatura, la macerazione e la rottura del cappello, la pressatura arrivando poi all’imbottigliamento, la tappatura e l’etichettatura.
Non si interviene chimicamente in nessun passaggio.
Il vino che produciamo è biologico, certificato dalla vendemmia del 2017.
Siamo fieri e consapevoli del fatto che dobbiamo moltissimo al territorio in cui viviamo”. Mamoiada infatti è una piccola oasi nella Sardegna ed è una terra vocata per la produzione del vino.


Il Vino Bianco “DELISSIA”
La “Granatza” è un vitigno autoctono, presente in alcune parti della Sardegna e, a seguito di alcuni studi, si è identificata la netta distinzione della pianta proprio nel comprensorio di Mamoiada.
“Non esiste quindi una vigna di sole uve granatza, e al momento si trova tra i filari delle vigne più vecchie; ogni 6-7 ceppi di cannonau segue un ceppo di granatza. Da questo vitigno, per decenni considerato da taglio per il cannonau, produciamo un vino bianco: DELISSIA. La lavorazione è semplice, ma delicata. Dopo la raccolta le uve vengono macinate e poi macerate sulle bucce per un paio di ore. Segue la pressatura soffice e la decantazione in cisterne di acciaio, dove riposeranno per circa 7 mesi.
La fermentazione è spontanea con lieviti autoctoni”.
Il vino ha un colore giallo chiaro, all’olfatto ha piacevoli profumi floreali, mentre al palato si avverte la sua intensità, ricca di fresca acidità. E’ un vino di corpo e di buona struttura, persistente e di infinito retrogusto.
Si abbina agli antipasti, sia di mare che di terra, ai primi di mare, nella specie i risotti, ai secondi di pesce, se delicati e anche speziati. Perfetto con formaggi di media stagionatura.
“Mi piace berlo in primavera, a tavola, in compagnia di tanti e cari amici”.


Maria Grazia Canneddu della Cantina Marco Canneddu
“Fin da sempre il vino ha fatto parte della mia vita, ma solo nel 2015 ha davvero assunto una posizione predominante e fondamentale: quando in effetti è nata la nostra azienda.
Vivevo e lavoravo a Roma, e con la mia laurea in Giurisprudenza, pensavo che in Sardegna non avrei potuto trovare una posizione che mi facesse sentire realizzata. Quando poi, insieme alla mia famiglia, abbiamo deciso di imbottigliare regolarmente i nostri vini, non ho potuto fare a meno di tornare a casa e occuparmi personalmente dell’azienda.
Scelta importante che però non rimpiango.
Da quel momento tutto è cambiato, soprattutto la mia percezione del vino.
Probabilmente il cambiamento più importante è avvenuto quando ho iniziato a frequentare il corso di avvicinamento al vino presso Porthos Edizioni a Roma, tenuto da Sandro Sangiorgi: storia, cultura, vitigni e poi vini e libera valutazione.
Un approccio che continuo ad avere e che ritengo il migliore nel rispetto di tutti e tutto.
Dopo il corso, le fiere sono state l’occasione migliore per migliorare le mie conoscenze e poi metterle al servizio dell’azienda: manifestazioni in cui è possibile, anzi necessario il confronto tra produttori, territori, culture.

Senza dubbi poi non posso che evidenziare la crescita professionale dovuta alla partecipazione a due associazioni che ritengo essere di grande importanza: una del territorio, “Mamojà”, che vede associati tutti i viticoltori del comune di Mamoiada uniti nelle intenzioni e nelle tecniche di produzione, ma soprattutto nel rispetto del territorio e delle persone.
La seconda è quella delle Donne del Vino, Associazione nella quale ripongo tanto entusiasmo e tanta fiducia.
Se dovessi pensare ad un aneddoto che ha cambiato la mia strada, credo sia quando, durante una degustazione alla cieca, senza nessuna esperienza di assaggio, ho conosciuto il vino di mio padre.
Fu una sorpresa saperlo tra le bottiglie coperte e una strana emozione avere avuto la certezza di riconoscerlo. Ho avvertito un grande senso di appartenenza.
Non riesco a trovare modelli femminili a cui mi sono ispirata, o per lo meno modelli “famosi”, l’unico modello, fors’anche talvolta criticato, è sempre stato mia madre.
Nei suoi aspetti negativi, nell’intento che io diventassi una persona diversa, nei suoi aspetti positivi, affinché io fossi esattamente così.
E, devo dire che, uno dei miei motti l’ho proprio carpito da lei: “ad ogni problema c’è una soluzione”, motto che viene a supporto del mio life motive è: “Positività porta Positività…non c’è niente da fare”.

Cantina Marco Canneddu – via Manno 69, 08024 Mamoiada (NU) – www.cantinacanneddu.it

Contributo raccolto a cura di Cinzia Tosetti, giornalista e Donna del Vino

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