Roberta Di Meo è titolare e responsabile di sala del Riccio restaurant di Baia (NA), situato nel cuore dei Campi Flegrei. Nata nel 1993, laureata in Economia all’Università Luiss Guido Carli di Roma, si è avvicinata al mondo della ristorazione grazie alla passione trasmessale dal padre Salvatore, forte di una lunga carriera in campo alberghiero. Passione rafforzata da esperienze stagionali in diverse strutture come commis di sala. Nel 2016 Roberta intraprende con il padre la sfida di una propria attività ristorativa. Nasce così il Riccio. Oggi gestisce l’attività con lo chef Agostino Alboretto, anche suo compagno di vita, occupandosi dei rapporti con i clienti, del servizio in sala, dell’organizzazione di eventi, dei rapporti con i fornitori.

Donne, Vino, Cibo è il tema dell’anno 2026, scelto dall’Associazione Nazionale Le Donne Del Vino per raccontare valori profondi di condivisione. Il cibo accompagna e completa il racconto del vino e in questa intervista la protagonista è, non a caso, una ristoratrice, sottolineo: una giovane e affermata ristoratrice che aderisce con entusiasmo alle attività della Delegazione Donne del Vino della Campania.
Dalle tue note biografiche emerge la passione per un desiderio da realizzare con volontà e pratica sostanzialmente da autodidatta
In un certo senso potrebbe essere vista così, ma ho studiato tanto e ho frequentato molti corsi dedicati: ritengo fondamentale la formazione mirata e continua. Del resto, ho sempre ritenuto che la sala fosse l’elemento principale che raccorda il cliente, preferisco dire l’ospite, con la struttura e con la proposta gastronomica della cucina. La mia fortuna è stata quella di avere un padre che ha sempre amato il suo lavoro nel settore alberghiero, e che mi ha dato l’opportunità di poter rilevare insieme a lui un ristorante, proprio sul mare di questo golfo, in questo territorio che io ho amato sempre profondamente. Lavorare con lo chef Agostino Alboretto ha poi migliorato la mia concezione del lavoro e (sorride…) la mia vita. (n.d.a. ora Roberta e Agostino sono anche compagni di vita e genitori di una deliziosa bambina).
Qual è la dote più importante per un’accoglienza che renda soddisfatto e felice il cliente, spingendolo a ritornare?
Una grande attenzione ai dettagli organizzativi è la base, ma prima ancora vengono il sorriso, l’empatia, la capacità di intuire i desideri anche inespressi di chi siede ai nostri tavoli. La nostra clientela è prevalentemente locale, i clienti ritornano spesso da noi e questa è la nostra maggiore soddisfazione professionale. Il Riccio è un ristorante di mare, il menù proposto è di pesce, una tradizione di grande richiamo sul porto di Baia.
Il vostro ristorante è noto anche per la frollatura del pesce…
Si tratta di una tecnica a cui si è dedicato con ricerca, studio, sperimentazione e passione lo chef. Il pesce, si sa, è rapidamente deperibile e queste tecniche di frollatura consentono di evitare lo spreco alimentare, mantenendo il prodotto morbido, fresco e pulito per almeno trenta giorni. I nostri salumi ittici poi sono richiestissimi. Siamo orgogliosi di essere un ristorante No Food Waste, attento a non sprecare il cibo.
Raccontaci almeno i nomi di alcune delle vostre ricette
(Sorride). Linguine ai ricci di mare; genovese di pesce; eliche con cicerchie, antico legume dei Campi Flegrei con scampi arrosto, alghe e salsa di crostacei; branzino scottato con i friarelli; orate selvagge di Bacoli; polpo alla brace; palamito con scarole. Ma certamente il crudo di mare è il nostro biglietto da visita.
C’è una grande sinergia di intenti tra tuo padre Salvatore Di Meo e lo chef Agostino Alboretto
Sicuramente la sinergia, la collaborazione, la stima reciproca sono indispensabili. Vorrei ricordare che Agostino ha realizzato anche ricette di recupero del quinto quarto di pesci di grosse dimensioni, per esempio la trippa di mare, ottenuta da trippa di cernia o ricciola, con risultati di gradimento oltre ogni aspettativa.
Dire “sala” è anche dire vino, abbinamenti, servizio…
Questo aspetto è fondamentale e mi ci dedico con grande passione, direi con amore, in particolare alla ricerca dei migliori vini locali da abbinare al nostro pescato del giorno, vanto e fiore all’occhiello del ristorante. Abbiamo una carta dei vini dedicata interamente ai Campi Flegrei; Falanghina e Piedirosso, i nostri vitigni autoctoni di origine vulcanica, sono anche i nostri vini bandiera. Ampia è la scelta di vini naturali, champagne e metodi classici italiani, perfetto accompagnamento per i nostri crudi. Baia del resto, già ai tempi dei Romani, era celebre per la sua ostrica imperiale, che è anche oggi il nostro frutto di mare preferito. In più c’è sempre la possibilità di farsi servire il vino a calice. L’idea è quella di bere meno ma bere di qualità. Il nostro ristorante non ha grandi dimensioni e ciò ci consente di attuare forse più facilmente scelte etiche, sostenibili e consapevoli, che per noi sono anche stili di vita.
Fai parte anche della Delegazione Donne del Vino della Campania
Per me è una grande gioia partecipare alle riunioni, qualcuna ne abbiamo fatta anche nel mio ristorante; lo scambio di opinioni e soprattutto i progetti in comune aiutano a crescere e a valorizzare il territorio. Mi sono iscritta non appena sono venuta a sapere che anche le ristoratrici potevano farne parte. Ho scoperto quegli aspetti che sono rappresentati nel nostro logo di quest’anno: armonia di figure femminili che guardano al futuro, unendosi idealmente ad altre donne per collaborare insieme.
Che consiglio ti sentiresti di dare alle giovani donne che vogliono intraprendere la carriera di ristoratrice o di responsabile di sala?
Servono passione, impegno e dedizione, una formazione pressoché continua. La sala diventerà sempre più importante nella ristorazione: vanno coltivate l’eleganza del gesto e la cultura del gusto. Ma c’è molto posto per chi vuole accettare la sfida.
