
Formazione, competenza e passione per Serena Costanzo, la giovane vignaiola del Palmento Costanzo in Contrada Santo Spirito a Passopisciaro nel cuore del Parco Naturale dell’Etna. Laureata in scienze e tecnologie agrarie a Catania nel 2021 e successivamente laureata al corso di laurea magistrale in Scienze viticole ed enologiche ad Asti. Il secondo anno di università l’ha svolto in Francia a Montpellier con uno stage a Chateau D’Armailhac a Pauillac dove ha sviluppato anche il progetto per la tesi. Nel 2023 si è laureata a Montpellier e poi ad Asti. E ora unisce le sue conoscenze all’amore per la sua terra.
Il vino una passione, un caso, una storia di famiglia?
Palmento Costanzo nasce dalla grande passione della nostra famiglia per il vino e per l’Etna. L’Etna scorre nel nostro sangue e quando i miei genitori scoprirono questo vigneto storico nel versante Nord in Contrada Santo Spirito a Passopisciaro, se ne innamorarono. Contrada Santo Spirito rappresenta il cuore della nostra produzione; il vigneto è molto vecchio con piante che raggiungono i 100 anni di età. Qui la fillossera, grazie al suolo sabbioso e all’altitudine non è riuscita a raggiungere le radici delle piante. Oggi siamo mia madre e io a occuparci in modo sartoriale della cantina, dalla produzione alla commercializzazione. Questo binomio madre-figlia è una fortuna.
Quale è stato il momento in cui hai capito che questo sarebbe stato il tuo mondo?
In realtà dentro di me ho sempre saputo che avrei lavorato a contatto con la natura, perché ne sono stata affascinata fin da piccola. Non sono nata e cresciuta nelle vigne, ma mi ci sono ritrovata a un certo punto e me ne sono profondamente innamorata. Quindi ho studiato Scienze e tecnologie agrarie e successivamente mi sono iscritta alla Magistrale in Enologia e viticoltura conseguendo anche il master Vigne et Vin in Francia a Montpellier, dove poi ho svolto uno stage in uno Chateau in Haut Medoc.
Che ruolo svolgi nell’attività aziendale?
Sono follemente innamorata del nostro territorio e della magia dei vini che produce. Dico sempre che mi sveglio ogni mattina guardando l’Etna e ogni giorno è come se fosse sempre la prima volta. Siamo fortunati a vivere in un territorio che ci trasmette energia. Io mi occupo principalmente della produzione e in particolare lavoro la vigna. Per me è fondamentale seguire le piante dal periodo della dormienza a quando ricomincia un nuovo ciclo fenologico e ci si prepara a una nuova annata. Ora mi occupo di un progetto di studio del terroir a cui tengo molto. L’obiettivo è quello di conoscere a 360 gradi le parcelle delle differenti Contrade, dal suolo, al ciclo fenologico alle microvinificazioni per scoprire e dare voce a tutte le sfaccettature del nostro territorio, per farlo esprimere al meglio e dare valore alle nostre Contrade.
Raccontaci del palmento e della sua rinascita
Il nostro vigneto storico costeggia una colata lavica del 1879, all’interno vi era un Palmento che nel 18° secolo veniva utilizzato dagli antichi agricoltori per vinificare. Abbiamo fatto un restauro conservativo e ora abbiamo la possibilità di dare vita al palmento continuando a vinificare all’interno ma seguendo tecnologia moderna. È affascinante respirare concretamente l’aria della tradizione mescolata a un po’ di innovazione.
Nella zona dell’Etna si percepisce un grande fermento per quanto riguarda la viticoltura
L’Etna negli ultimi 10 anni sta vivendo una rinascita vitivinicola, un’espansione della superficie vitata e un crescente interesse internazionale. I vini dell’Etna con la grande identità legata al territorio, sono caratterizzati da grande freschezza, sapidità e mineralità. In crescita anche l’Enoturismo, che è il modo migliore per fare conoscere il nostro territorio e i nostri vini. Questi sviluppi stanno trasformando l’area in un modello di sostenibilità e innovazione nel panorama enologico italiano.
Quale pensi possa essere il ruolo delle donne in questa crescita?
Le donne stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel panorama vitivinicolo siciliano, coinvolte in particolare modo nella promozione di pratiche sostenibili e innovative. Con l’obiettivo di preservare la tradizione e il patrimonio enologico.
Come valuti l’associazionismo di settore?
Per me l’associazionismo di settore ha un ruolo centrale, non solo per la crescita professionale, ma anche per quella umana. Far parte di un’associazione significa entrare in una rete fatta di confronto, condivisione e supporto. È un luogo dove si può dare voce alle proprie idee, ma anche ascoltare esperienze diverse, che arricchiscono e ispirano; e si ha la possibilità di partecipare a progetti che valorizzano il nostro territorio e la cultura del vino.
Come consideri la tua esperienza nell’associazione delle Donne del vino?
Mi ha arricchito sia a livello professionale che umano. Mi ha permesso di entrare in contatto con altre donne del settore con storie, visioni e competenze diverse, creando una rete di supporto e collaborazione. È uno spazio dove si valorizza il contributo femminile al mondo vitivinicolo e dove si promuove la cultura del vino con uno sguardo innovativo e sostenibile. Partecipare attivamente mi ha dato nuove prospettive e ha rafforzato il mio impegno nel portare avanti un modello di viticoltura consapevole e inclusivo.
Cosa ti senti di consigliare alle giovani donne che desiderano intraprendere un’attività lavorativa in campo enoico?
Quando iniziai il mio percorso all’Università eravamo in pochissime donne; mi sentivo un po’ a disagio perché pensavo a quanto in realtà fosse un mondo estremamente maschile. Successivamente, viaggiando partecipando a fiere ed eventi, mi sono resa conto di quante donne lavorano nel vino, per il marketing e il commerciale sicuramente in maggior numero, ma tante altre lavorano la terra e in cantina. Le donne hanno grande sensibilità quindi questo è interessante. Il mio consiglio è di non tirarsi indietro.
