Fabiana Romanutti, direttore responsabile ed editoriale della testata quantobasta.it, presta la sua penna a DNews, il mensile de Le Donne de Vino, allegato al Corriere Vinicolo per raccontare, in una nuova rubrica, le giovani Donne del Vino e condividere i pensieri, le problematiche, ascoltare i loro suggerimenti e conoscere il loro sguardo sul futuro del vino al femminile. In questa intervista parliamo con Gabriella Favara di Donnafugata, Sicilia

Le giovani Donne del Vino: Gabriella Favara
Di Fabiana Romanutti
Sesta generazione, Gabriella Favara, ha le idee molto chiare. Dopo sette anni, lontano da casa tra studio e lavoro è tornata in Sicilia per l’amore che la lega alla sua terra.
Determinata e con tanta voglia di imparare, tra i suoi obiettivi comunicare il vino ai giovani e suscitare in loro il desiderio di scoprire l’incredibile lavoro, artigianale e sartoriale, alla base della produzione vitivinicola.
Gabriella e Donnafugata: una sintesi…
I miei nonni, Giacomo e Gabriella, fondano Donnafugata in Sicilia nel 1983, con il grande desiderio di innovare lo stile e la percezione del vino siciliano nel mondo. Nonno Giacomo rappresentava la quarta generazione di una famiglia con oltre 170 anni di esperienza nel vino di qualità. La nonna Gabriella, di cui ho l’onore di portare il nome, è stata una pioniera della viticoltura al femminile in Sicilia, una donna coraggiosa e all’avanguardia che ha deciso di cambiare la sua vita lasciando la professione di insegnante per dedicarsi a Donnafugata. Oggi l’azienda è ancora a conduzione familiare, con la quinta generazione rappresentata da mia mamma Josè e da mio zio Antonio, che con i loro ruoli complementari guidano una squadra di persone orientata all’eccellenza.
Sesta generazione dell’azienda Donnafugata, una grande responsabilità?
In molti la definirebbero una grande responsabilità, per me invece poter rappresentare l’azienda e dare seguito a questa importante tradizione di famiglia è molto appassionante ed è un grande motivo d’orgoglio. Ho avuto la fortuna di vivere fin da piccola con mio fratello al fianco dei miei nonni che, con i loro racconti, ci hanno fatto scoprire l’universo di Donnafugata. Un’azienda che hanno creato con le loro forze, ma soprattutto con il loro coraggio unito a determinazione, una visione all’avanguardia e il loro grande amore per la Sicilia. Nonostante Donnafugata e il vino facessero parte del nostro quotidiano, il mio ingresso in questo mondo è avvenuto in modo spontaneo e graduale. La mia famiglia desiderava che io e mio fratello scegliessimo in completa libertà il nostro percorso professionale, non necessariamente nel settore del vino o all’interno dell’azienda di famiglia. Io sono già in azienda, mentre mio fratello – più giovane di me – sta ancora svolgendo un percorso di crescita professionale in altre aziende del vino.
Quando è avvenuto l’ingresso in azienda?
Conclusi gli studi in Economia e Business management, in Italia e all’estero, ho lavorato in ambito marketing, in due aziende italiane leader nel loro settore. Credo molto nella contaminazione e avevo il desiderio di imparare da altri settori per cominciare a costruire la mia carriera professionale, gettandomi a capofitto in queste prime sfide. Dopo 7 anni trascorsi lontana da casa, tra studio e lavoro, ho cominciato a sentire il desiderio di
tornare nella mia amata Sicilia, e ancora di più di dare inizio a una nuova avventura, questa volta appunto nell’azienda di famiglia. Fu così che un giorno, tornata in Sicilia per un breve weekend, decisi di incontrare per prima la nonna Gabriella e di condividere con lei questo mio desiderio; poi andai a bussare in azienda agli uffici di mamma e zio, condividendo anche con loro questa mia volontà e definendo insieme il mio ingresso in Donnafugata.
Ingresso che è avvenuto…
La mia esperienza in Donnafugata inizia a ottobre 2022, quando sono entrata a far parte della squadra dell’enoturismo che si occupa dell’accoglienza in cantina, dalle visite alle degustazioni agli eventi durante i quali Donnafugata apre le sue porte ai winelovers.
Questa prima esperienza mi ha fatto immergere nel mondo del vino, conoscendo così tutte le tenute e i territori produttivi dell’azienda. Giunta al termine del mio primo anno in azienda, sto cominciando la seconda fase del mio percorso in Donnafugata, nel team Export con focus sulle attività di trade marketing dedicate ai 60 Paesi in cui esportiamo, in particolare in quelli di lingua tedesca come la Svizzera e la Germania che sono tra i nostri primi mercati.
Pensando al futuro quali sono le sfide che ti poni?
Per mia indole tendo spesso a stare un passo indietro, mi piace stare in ascolto e osservare, soprattutto perché sono all’inizio di questa carriera e ritengo di aver tanto da imparare da tutti coloro che mi circondano. Pongo anche tante domande soprattutto legate a come i giovani esplorano il mondo del vino, e da qui comincio a pormi alcune sfide che spero di portare avanti insieme a tanti colleghi e amici che iniziano a impegnarsi nelle proprie aziende vinicole di famiglia. A proposito dei giovani, penso che il vino sia spesso percepito come “difficile e costoso”. Da un lato risulta “difficile” perché spesso è comunicato con un linguaggio complesso, dall’altro, si parla molto di vini importanti e questo fa subito pensare a prodotti dai prezzi elevati che comportano una spesa non alla portata di tutti. Il rischio è quello di incutere nei giovani un timore reverenziale verso il vino, che può tenerli lontani dal nostro mondo. Credo pertanto che una delle sfide sia quella di attrarre la curiosità di giovani winelover, o winelover-to-be, attraverso un linguaggio più immediato e capace di descrivere in modo accattivante oltre al vino, l’incredibile unicità dei territori produttivi, per proporre esperienze che vadano oltre il calice che si degusta. Bisogna suscitare il desiderio di scoprire l’incredibile lavoro dell’uomo, artigianale e sartoriale, alla base della produzione vitivinicola.
Come si può suscitare questo desiderio di conoscenza?
In tanti modi: usando i canali di comunicazione digitali e le esperienze off-line per trasmettere la cultura del bere bene. L’incredibile potenziale dello storytelling del vino di qualità ci aiuta a rendere il racconto di un calice una storia davvero unica e da scoprire. Penso anche a eventi multisensoriali che facciano incontrare le diverse eccellenze di un territorio come il vino e il cibo, per attrarre sempre nuove fasce di pubblico
avvicinandole all’enogastronomia. Sono tornata in Sicilia, per l’amore che mi lega alla mia terra e uno dei desideri che più mi preme portare avanti è quello di promuovere il nostro territorio perché ai tanti visitatori che scelgono i tour e le degustazioni nelle nostre tenute, corrispondono ancora tanti altri desiderosi di scoprire una terra straordinaria.
Un augurio per il nuovo anno alle Donne del Vino e a tutti i lettori.
Il mio ingresso nel mondo del vino è alquanto recente ma, seppur breve, ho già avuto modo di condividerlo con tantissimi giovani. Penso soprattutto all’esperienza con le colleghe dell’Associazione Donne del Vino di cui faccio parte e grazie alle quali ho l’opportunità di condividere importanti attività di promozione della cultura del vino. Penso alle nuove generazioni, che come me stanno facendo ingresso nelle aziende familiari o ne fanno già parte, e con le quali in squadra mi auguro di condividere tante nuove sfide ed opportunità perché, se il singolo può avere numerose idee, facendo squadra e sinergia saremo più efficaci nel perseguire i nostri obiettivi. Ecco, in conclusione desidero rivolgere un mio augurio proprio a loro, i protagonisti del mondo del vino del futuro: siate curiosi, desiderosi di andare oltre, di dare voce ai vostri pensieri e alle vostre curiosità. Non scoraggiatevi di fronte alle sfide, queste sono per tutti delle opportunità. Specializzatevi, lanciatevi in esperienze lavorative sul campo, per rispondere ai desideri di consumatori sempre più attenti ed esigenti.
